GEA e-paper n. 4

Salute mentale e ambienti urbani
Una relazione da esplorare per rendere le città più abitabili

Aurora Ruggeri, Ola Söderström, Marc Winz

Il quarto e-paper di GEA affronta il rapporto tra salute mentale e spazio urbano, esplorando un ambito di ricerca in cui geografia e psichiatria si incontrano. Nel contributo Salute mentale e ambienti urbani. Una relazione da esplorare per rendere le città più abitabili, Aurora Ruggeri, Ola Söderström e Marc Winz si interrogano su come la città possa influenzare l’esperienza delle persone affette da psicosi.

Gli ambienti urbani possono essere fonte di stimoli, disagio e stress, ma allo stesso tempo offrono importanti risorse per la cura e il benessere. Attraverso un approccio interdisciplinare e partecipativo, gli autori analizzano questa relazione con l’obiettivo di comprendere come sia possibile immaginare e progettare città più accoglienti, inclusive e abitabili anche per le persone confrontate con il disagio psichico.

L’evento pandemico che ha colpito l’intero pianeta qualche anno fa, in un qualche modo ha rilanciato l’interesse per la relazione tra salute e territorio. In questa occasione l’approccio geografico si è rivelato utile, se non per arginare l’evento, almeno per comprendere la dimensione spaziale di quanto stava accadendo. Questo genere di interesse per le tematiche legate alla salute non è certamente nuovo per la geografia. Se non si vuole risalire sino all’approccio di Ippocrate in materia di relazione tra salute e ambiente, vale comunque la pena ricordare l’apporto del medico inglese John Snow il quale applicò la metodologia geografica alla comprensione della diffusione del colera nella Londra della metà del Diciannovesimo secolo, e di Max Sorre, l’autore di Les fondements biologiques de la géographie humaine (1943), in cui il geografo francese evidenziava quelli che aveva chiamato “complessi patogeni”, un approccio che, a suo tempo, era stato molto apprezzato dagli ambienti medici. Nel mondo italofono, Alberto Vanolo ha recentemente pubblicato il saggio, La città autistica (2024) che affronta il tema della neurodiversità nello spazio urbano torinese, uno studio che ci pare vada in una direzione simile rispetto a quella del contributo che qui presentiamo. È infatti in un ambiente urbano che si iscrivono gli studi dell’équipe pluridisciplinare che ha coinvolto i geografi dell’Università di Neuchâtel e gli psichiatri del CHUV di Losanna che si sono interessati alle relazioni tra città e psicosi.
La città è luogo di forti stimoli che, per alcuni, possono anche originare disagio e stress. È però anche un luogo che ospita numerose risorse per la cura della salute mentale. Adottando appositi accorgimenti e attenzione, è possibile migliorare l’esperienza urbana per gli individui affetti da psicosi. I ricercatori romandi hanno così approfondito il tema e portato avanti un interessante studio interdisciplinare che si situa tra la geografia e la psichiatria fondato sulla ricerca-azione partecipativa e sulla metodologia del Living Lab e che fa riferimento a un’ampia bibliografia internazionale. Il loro obiettivo finale è immaginare e progettare città più accoglienti e inclusive anche per le persone toccate dal disagio psichico.
Siamo particolarmente soddisfatti di poter pubblicare e diffondere questo scritto in quanto – ci pare – l’approccio che viene presentato apre una via estremamente interessante nell’ambito delle ricerche geografiche poco conosciuta nella nostra regione. In questo senso ci auguriamo che possa avere una diffusione, non solo tra i nostri lettori e nell’ambiente geografico, ma anche in quello medico-terapeutico.

Comitato redazionale