GEA e-paper n. 3
Capitalismo, razzismo e scale geografiche
Imparare dalla città coloniale iberoamericana
Gian Paolo Torricelli
Il terzo e-paper di GEA ci permette di compiere un intrigante balzo spazio-temporale. Il saggio di Gian Paolo Torricelli Capitalismo, razzismo e scale geografiche. Imparare dalla città coloniale iberoamericana si concentra infatti sulle dinamiche urbane presenti in America Latina nei secoli XVII e XVIII.
Grazie ad un approccio geografico e storico, l’autore analizza i processi scalari che hanno caratterizzato la fondazione e lo sviluppo delle città coloniali, sottolineando il loro ruolo nella formazione del primo regime di accumulazione capitalistica. Modelli urbani, concepiti su un disegno urbanistico europeo e replicati sistematicamente in tutto il subcontinente, determinano relazioni di potere e territorialità a livello locale e globale.
La tesi si muove su tre assi tematici: una riflessione teorica su città, scale geografiche e processi scalari; un’analisi della città iberoamericana che ha caratterizzato la colonizzazione del Nuovo Mondo; l’impatto sociale e locale del processo con particolare attenzione alle relazioni commerciali globali, come quelle tra il Messico, il Perù e la Cina. L’Autore evidenzia come “la conquista dell’America fu una gigantesca e distruttiva somma di processi scalari, oltre che di imposizione di nuovi tempi sociali ed economici”. Analizzando lo sviluppo di città come México (Città del Messico) e Lima nel XVII secolo, Torricelli sottolinea come questi insediamenti urbani siano diventati crocevia di relazioni economiche globali e veri e propri centri di accumulazione capitalistica caratterizzati da una società frammentata e razzializzata: il palcoscenico di un capitalismo mercantile emergente che ha contribuito alla nascita di una “nuova società occidentale”. Declinando i concetti di territorializzazione e urbanizzazione alle nascenti città coloniali, l’autore ne analizza anche i ritmi sociali (ritornelli). Il testo si conclude con una riflessione sul rescaling urbano e sulla sua importanza per comprendere le crisi dei regimi di accumulazione del capitalismo.
Colpisce, infine, l’ampia e dettagliata bibliografia che tratteggia vere e proprie piste di ricerca in geografia urbana e storia economica, con un riferimento, forse un omaggio, ad Eduardo Galeano ed alla sua celebre “contra historia” narrata nel classico volume Las venas abiertas de América Latina. Più di cinquant’anni fa il saggista uruguayano ci ricordava infatti che “el saqueo, interno y externo, fue el medio màs importante para la acumulación primitiva de capitales que, desde la Edad Media, hizo posible la aparición de una nueva etapa histórica en la evolución economica mundial. A medida que se extendía la economía monetaria, el intercambio desigual iba abarcando cada vez más capas sociales y más regiones del planeta”.
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