Oltre la globalizzazione: Narrazioni/Narratives

XII Edizione della Giornata di Studi interdisciplinari “OLTRE LA GLOBALIZZAZIONE”
A cura della Società di Studi Geografici

Giornata di studi sulle narrazioni geografiche e sulla geografia come narrazione, critica o conforme

Como, venerdì 9 dicembre 2022
Università degli Studi dell’Insubria
, Chiostro di Sant’Abbondio, Via Sant’Abbondio, 12 – 22100 Como

La dodicesima edizione del convegno “Oltre la Globalizzazione” apre alla riflessione della comunità de* geograf* italian* il poliedrico tema delle narrazioni, guardando sia alle narrazioni geografiche, sia alla geografia come narrazione, critica o conforme. E Como e il “suo” lago sono una cornice particolarmente adeguata per parlare di questo argomento, perché lo spazio geografico lariano è una lunga narrazione articolata in molteplici linguaggi.

Sessioni parallele

A seguito della call for session, sono state presentate 30 sessioni parallele – elencate di seguito – alle quali è possibile fare riferimento per la presentazione degli abstract entro il 30 Settembre 2022.

Soggetti promotori

L’iniziativa è organizzata dalla Società di Studi Geografici, in collaborazione con:
l’Università degli Studi dell’Insubria (Como e Varese), il Dipartimento di Diritto, Economia e Culture (DiDEC) di Como e il Dipartimento di Scienze Teoriche e Applicate (DiSTA) di Varese.

Dettagli

Il lago di Como è uno straordinario racconto naturalistico e geomorfologico la cui interpretazione offre le chiavi di lettura per comprendere le specializzazioni produttive storiche e odierne. Il bacino lariano, infatti, è uno spazio economico dove le attività agricole e industriali hanno scritto uno spartito territoriale di nodi, reti e ambiti di eccellenza, ma anche di reflusso. È un importante spazio politico, al tempo stesso confine e frontiera, via di comunicazione strategica e storico spazio conteso, inciso nei toponimi e nelle roccaforti. È, infine, un rilevante ambito socio-culturale di caratura internazionale, dove sono nate la villeggiatura come pratica sociale (Plinio), il museo come spazio culturale (Giovio), il movimento romantico inglese e il suo sguardo (Wordsworth) oltre che qualche angoscia adolescenziale collettiva (Manzoni). Oggi il Lario è percepito e rappresentato come spazio turistico elitario e cosmopolita, ma, ieri come oggi, le prospettive e le narrazioni geografiche sono molteplici e spesso conflittuali e/o contraddittorie, come i loro effetti.
Anche la geografia è una straordinaria narrazione, sotto almeno due grandi prospettive. Tradizionalmente la geografia è racconto, ovvero percezione, interpretazione e rappresentazione di spazi, reti, e processi relazionali di natura politica, economica e socioculturale. In questo senso la poliedricità della disciplina è data dalle molteplici strategie di indagine (intensive, estensive, sincroniche e diacroniche) e dalla pluralità degli strumenti di interpretazione e di rappresentazione dello spazio (la carta, il diagramma, il paesaggio, i modelli localizzativi, i concetti di regione, luogo, territorio, e naturalmente il racconto sia esso orale, scritto, fotografico, tele-cinematografico o multimediale) ai quali le tecnologie digitali offrono una precisione e un ambito di applicazioni inimmaginabile fino a pochi anni orsono.
Oltrepassato il lungo anelito positivista e tralasciate le esigenze di “scienza esatta”, da almeno tre decenni la geografia ha iniziato a rileggere se stessa, la propria storia, e i propri strumenti e modelli di interpretazione e rappresentazione del mondo (divenuti nel frattempo di dominio comune) come narrazione discorsiva. Oltre a produrre rappresentazioni del mondo la geografia si è orientata allo studio e alla valutazione critica di queste rappresentazioni nei loro punti di vista, nei loro obiettivi e, soprattutto, nei loro effetti. Come sottolinea dell’Agnese (2009) la forza della geografia odierna deriva dall’aver capito che ciò che davvero importa non è solo ciò che viene descritto, ma la logica tramite cui questa stessa realtà viene interpretata e il potere esercitato da questa logica nel modificare ciò che viene descritto.
A partire da questi spunti riassuntivi ma adattabili a tutte le rappresentazioni geografiche (formali o informali, artistiche o popolari, letterarie o raffigurative, tecnologiche o tradizionali) il tema delle “narrazioni” si apre ad ogni scala come racconto dello spazio (naturale o antropico) e come modello di analisi critica.
L’attenzione e il confronto fra le molteplici anime disciplinari può allora posarsi su questioni trasversali, come ad esempio la validità (o meno) dei modelli moderni e la necessità di nuovi modelli concettuali capaci di supportare esigenze di sostenibilità e giustizia socio-spaziale. O come le nuove sfide e le occasioni offerte dalle nuove tecnologie della comunicazione, che possono dispiegare i loro effetti nell’organizzazione e valorizzazione del territorio, come nel suo controllo militare e socio-culturale. E, nella prospettiva trasversale delle nuove tecnologie, il placetelling in quanto strumento di descrizione e interpretazione della città e del territorio, con la sua forza narrativa e le sue contraddizioni.
Oppure attenzione e confronto possono orientarsi verso temi specifici, concretamente declinati attraverso le specifiche sensibilità disciplinari. Attraverso il tema delle narrazioni, la geografia economica può guardare alle rappresentazioni degli squilibri e al racconto delle eccellenze; la geografia politica alle situazioni di conflitto come di cooperazione; la geografia sociale alle percezioni e alle rappresentazioni delle alterità, la geografia urbana al racconto della città e alla città come racconto, la geografia ambientale ai sistemi globali come alle nicchie ecologiche, la geografia storica ad ogni prospettiva spaziale diacronica e la geografia del turismo può trovare molteplici ispirazioni, dal placetelling alla produzione di spazi effimeri.